Seleziona una pagina

FEDERICO QUADRELLI

Uno sguardo critico sulla realtà

Occorre dire basta, fermatevi! Sul conflitto Israele-Palestina

11 Nov 2023 | Attivismo

Il 7 ottobre Hamas ha compiuto un orribile atto criminale contro civili inermi e rapito centinaia di persone che tiene ancora in ostaggio e che speriamo siano presto rilasciate. A questo ha fatto seguito una reazione, comprensibile, da parte di Israele che va avanti ormai da settimane.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Borrell, e persino la Vice-Presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris hanno ribadito che Israele ha certamente il diritto di difendersi, ma ha anche l’obbligo di rispettare il diritto umanitario internazionale. E questo non mi pare stia accadendo.

Un’intera popolazione è stata messa sotto assedio: acqua, luce, cibo, elettricità, medicinali mancano. In modo discontinuo è limitato o reso impossibile anche l’accesso ad internet e alle comunicazioni.

Una punizione collettiva che non colpisce Hamas, l’organizzazione terroristica e criminale che va sconfitta e su cui tutti in occidente, nei vari partiti da destra a sinistra concordano, bensì il popolo di Gaza, che è la prima vittima di tutto questo orrore.

Unicef, Medici Senza Frontiere, la Corce Rossa, ed altre organizzazioni umanitarie hanno diffuso i numeri del dramma umanitario che si sta realizzando a Gaza: ad oggi sono oltre 10.000 i morti, la gran parte sono donne e bambini. Ancora di più sono i feriti, più o meno gravi dei bombardamenti. Anche il presidente francese Macron è intervenuto affermando che l’uccisione di donne e bambini non può avere nessuna giustificazione e ha chiesto ad Israele di fermarsi: questo orrore deve finire.

Sento il bisogno di parlare, perché ad ogni critica mossa alla politica razzista e nazionalista del governo di Netanyahu, ad ogni richiesta di rispetto delle regole del diritto internazionale, ad ogni richiesta di un cessate il fuoco  per consentire l’evacuazione dei feriti o l’ingresso degli aiuti minimi, anche in termini di medicinali, la reazione di molti è di accusare di antisemitismo l’interlocutore, di non tenere in considerazione gli interessi di Israele o di essere pro-Hamas. Un insieme di falsità e modalità di delegittimazione dell’interlocutore inaccettabili.

No, non è antisemitismo ribadire che i civili non devono essere target delle rappresaglie militari. No, non è antisemitismo ribadire che bombardare campi profughi, ospedali, ambulanze non è tollerabile.

Ho letto le più disparate giustificazioni: la guerra è guerra si dice, quindi “capita” che tra i civili muoiano anche bambini. Citano Berlino e Dresda nella seconda guerra mondiale, paragone assolutamente fuori contesto. Ci dicono, anche da parte israeliana, che Hamas si nasconde sottoterra, che usa i civili come scudi e che quindi non sono raggiungibile facilmente. E allora la domanda è spontanea: perché continuare a bombardare Gaza sapendo che in superficie si trovano solo i civili, le vittime di Hamas di cui parlano?

C’è un’oscena retorica in giro, cinica e malvagia, che soppesa le vite delle vittime, che pone in evidenza le vite spezzate di una parte, le quantifica e si ferma lì. Gli atti che hanno causato la morte di civili in Ucraina sono crimini che abbiamo denunciato, e sono crimini anche se avvengono a Gaza. Perché chi sostiene questo per l’Ucraina tace ora su Gaza?

Allora sorge un’altra domanda: la vita dei bambini a Gaza, vale di meno per voi?

La morte di quei bambini è un qualche cosa da tollerare perché per prendere 1 o 2 terroristi di Hamas, che si ipotizza siano in un’ambulanza o in un edificio ad uso civile, è lecito radere al suolo interi quartieri e con loro spezzare le vite di chi vi abita?

Fino a dove è lecito spingersi per raggiungere questo obiettivo? Una soluzione militare non c’è, perché questa significherebbe cancellare Gaza dalla cartina geografica. E questo è inaccettabile anche solo da ipotizzare, anche se qualche ministro del governo israeliano ha paventato l’ipotesi di usare armi nucleari. Prontamente messo a tacere, per fortuna e c’è da dirlo.

All’indomani della seconda guerra mondiale ci siamo impegnati tutte e tutti affinché gli orrori accaduti non si ripetessero, “mai più” è il grido che lanciamo ad ogni ricorrenza. E questo rituale mi sembra indebolito, se oggi ci troviamo a ribadire queste cose. Ci siamo persi nelle cerimonie, e abbiamo dimenticato la sostanza del messaggio.

Vengo dalla Versilia e lì un paese, Sant’Anna di Stazzema,  fu distrutto dai nazifascisti. Lì c’è un pezzo di storica collettiva che è parte di me: donne, vecchi e bambini furono massacrati brutalmente in un furore d’orrore.

Quel paese è ora un museo a cielo aperto, un monumento alla pace. E mi sono preso carico di un impegno con le generazioni precedenti, i sopravvissuti che ho avuto il privilegio di incontrare e conoscere, ebrei sfuggiti all’orrore di Auschwitz, i sopravvissuti di Sant’Anna: portare con me il loro messaggio di pace e speranza, perché è questo su cui deve fondarsi l’Europa. Dobbiamo essere vigili e coraggiosi nel gridare “mai più”.

Ma questa promessa non può essere selettiva: valere per alcuni e non per tutti. Ebbene è un’offesa alla memoria stessa perché questa è una promessa universale che deve valere per tutte e tutti, a prescindere dalla religione, dall’etnia, dal luogo in cui si trova, se il soggetto sta o meno simpatico, se è affine o meno alla mia ideologia e alla mia visione del mondo.

Eppure una certa politica e certi media hanno dato il via ad un’ennesima polarizzazione, soppesando le vite delle vittime, cercando di mettere gruppi gli uni contro gli altri con generalizzazioni pericolose che proprio qua in Europa stanno rafforzando nuove forme di antisemitismo e di islamofobia da condannare e contrastare. Si sta rischiando di far esplodere la coesione sociale.

Mi chiedo se questo pericolo sia chiaro a chi riveste ruoli di responsabilità pubblica e gioca a spaccare le comunità, invece di trovare gli elementi utili alla comprensione reciproca, allo stare insieme.

Mi rifiuto di prendere parte ad un tifo disumano che vorrebbe contrapporre la solidarietà per le vittime israeliane alla solidarietà per le vittime a Gaza. Non percorrerò questa strada di rabbia, rancore e odio.

Sappiamo che Hamas è il problema da risolvere a Gaza, e andava e va pensata una strategia adeguata per disinnescare questa minaccia una volta per tutte. Sappiamo che in Israele il problema è la destra nazionalista e xenofoba di Netanyahu.

Se non si risolvono entrambi questi problemi, non ne usciremo.

Qui la responsabilità devono assumersela anche gli Stati Uniti da un lato e l’Unione Europea dall’altro, il gigante afono ogniqualvolta si verifica una crisi internazionale di questa portata. Un discorso a parte andrebbe fatto per l’ONU.

Mentre le strutture si rimbalzano le responsabilità, i media polarizzano il dibattito e la società si spacca al suo interno, gli innocenti pagano il conto in sangue. Occorre dire basta, fermatevi!